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Essere un Coach o fare Coaching?

 

Essere Coach o fare Coaching? Un semplice gioco di parole o esiste una profonda differenza? E’ opportuno partire col fare chiarezza.

Roberto Ardizzi Coaching

 

Il primo passo da fare nella direzione della chiarezza è – innanzitutto – capire cosa sia un Coach e come svolga la propria attività professionale, nel rispetto delle cogenze legislative (la Legge n° 4 del 14 gennaio 2013) e delle norme a carattere volontario (le recente Norma UNI 11601:2015).

Il proliferare sul web di figure “fumose” non aiuta certo a spiegare al meglio la nostra professione e rischia di ingenerare una forte confusione nei nostri clienti che – giornalmente – trovano ogni tipologia di Coach: il Fitness Coach, il Dental Coach, il Parent Coach, il Love Coach, il Perfomance Coach e chi più ne ha più ne metta!

Partendo dal concetto che il mercato è ampio e “c’è posto per tutti” (sigh), è ugualmente vero che in un contesto così competitivo e sotto la lente di ingrandimento del web, è facilissimo svilire le proprie competenze e bruciare la propria reputazione.

Il primo punto è proprio questo: la professione del Coaching va esercitata nel rispetto innanzitutto del Cliente.

Il secondo punto riguarda invece le competenze del professionista, che gli permettono di erogare un servizio di qualità e nel rispetto del Codice Etico e di Condotta dell’Associazione di categoria cui aderisce (e dalla quale viene monitorato).

Qui è la differenza tra essere Coach e fare Coaching:

  • la chiarezza nelle scelte professionali
  • la formazione iniziale e gli aggiornamenti costanti e periodici
  • la coerenza della propria comunicazione
  • il rispetto delle cogenze e della deontologia professionale

Fare Coaching vuol dire applicare il metodo… Essere Coach implica aver lavorato profondamente su se stessi e sulla propria consapevolezza!

Roberto

 

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