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Ascolto Attivo: ma cos’è davvero?

 

L’Ascolto Attivo è una parte fondamentale della comunicazione efficace, che permette una comprensione chiara, senza giudizi né interpretazioni, e consente una relazione davvero funzionale.

Roberto Ardizzi Ascolto Attivo

L’Ascolto Attivo è un vero e proprio strumento di comunicazione efficace e – per avere un quadro completo e professionale dell’argomento – lascio la penna alla cara amica e collega Alessandra Ballardini, Life Coach professionista ed autrice del blog www.menteorganizzata.com

 

“Hai ascoltato quello che ti ho detto?”

“Sì, sì, ho sentito.”

“Bene, allora ripetimelo.”

…”Eeeeeeee…….”

Ecco, quante volte è capitato anche a voi di vivere questa apparentemente innocua scenetta e di rimanere, invece, piuttosto delusi dal vostro interlocutore, perché non aveva minimamente prestato attenzione a ciò che voi gli stavate esponendo? Magari, il vostro, era anche un discorso serio, urgente o profondo, ma questa persona si era evidentemente limitata solo a sentire in modo superficiale le vostre parole e non a comprenderne, invece, il pieno significato che voi in quel momento stavate attribuendo loro.

Letto così, dall’esterno, potrebbe sembrare perfino divertente come scambio di battute, soprattutto se ci si immagina l’imbarazzo e l’espressione facciale dell’interlocutore, mentre pronuncia quell’”Eeeeeeee…….” finale, ma non a caso ho utilizzato l’espressione “apparentemente innocua”, riferendomi a questa scena, perché, in realtà, vissuta in prima persona, innocua, non lo è affatto: il tentativo di comunicare tra le due parti è fallito. Ed è fallito perché la seconda persona non ha ascoltato ciò che le si stava dicendo. Ed è fallito perché la prima persona si è sentita non considerata, non accolta, non importante.

Una comunicazione, invece, è efficace quando c’è osservazione (riferita alla comunicazione non verbale), attenzione, coinvolgimento, fiducia, accoglienza, concentrazione, contatto emotivo, autenticità. E’ efficace quando c’è rispetto reciproco, quando non c’è giudizio o interpretazione, ma soprattutto lo è quando c’è ascolto.

E c’è una grande differenza tra “sentire” ed “ascoltare“:

  • Sentire è un atto fisico, automatico, involontario ed avviene mediante l’utilizzo dell’apposito organo dell’udito: l’orecchio.
  • Ascoltare, invece, è un’azione volontaria, intenzionale, è una scelta consapevole che ci coinvolge sia a livello intellettuale sia a livello emotivo. Siamo partecipi della conversazione e desideriamo comprendere realmente ciò che l’altra persona ha da comunicarci.

Chi sente riconosce i suoni. Chi ascolta, invece, riceve, capisce ed elabora il messaggio trasmesso, ottenendo, così, maggiori informazioni e raggiungendo un rapporto migliore con colui con il quale sta parlando.

Un ascolto attivo, quindi, ci permette di esprimere all’altro la nostra piena presenza all’interno della comunicazione, dandogli, così, la sensazione di essere, appunto, ascoltato e compreso e non escluso o giudicato. Rispettiamo le sue emozioni, i suoi bisogni, le sue motivazioni, il suo punto di vista e creiamo anche un ambiente protetto dove ciascuno dei due poi può sentirsi libero di esprimersi e di essere se stesso.

Ma come imparare ad ascoltare attivamente?

Per imparare ad ascoltare in modo attivo le altre persone, occorre, innanzitutto, imparare ad ascoltare in modo attivo se stessi.

Parte tutto da lì. Essere in grado di riservarsi del tempo, di eliminare le distrazioni esterne ed interne, di concentrarsi sul momento presente, di saper regolare la propria respirazione, di condurre un dialogo interiore, accettando le emozioni provate ed espresse, di porsi le domande corrette e di trovare le proprie risposte in modo autonomo, solitario e senza giudizio, infatti, porterà, poi, ad essere già pronti ad accogliere ed accettare l’altra persona, perché, avendone già capito prima l’importanza perché lo si è provato, appunto, prima su se stessi, si sarà in grado di riservarle del tempo, di non far caso alle distrazioni esterne ed interne, di concentrarsi sul momento presente che si sta vivendo insieme con lei, di mantenere regolare il ritmo del respiro durante l’incontro, di condurre assieme a lei un dialogo maturo, rispettoso delle emozioni, dei bisogni e dei pensieri di entrambi, di porre domande aperte, esplorative, caratterizzate da sincero interesse, volte ad una migliore comprensione reciproca.

Dunque, più ci si allenerà ad ascoltare attivamente se stessi, più si avrà la capacità di agire un ascolto attivo anche verso i propri interlocutori.”

Grazie, Alessandra e… al prossimo post!

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